A distanza di ormai 30 anni dall'uscita del primo Tron, lo scorso 29 dicembre è arrivato nelle sale italiane Tron: Legacy.
Il capostipite del 1982, pur essendo il classico prodotto Disney in tutti i sensi con molta azione e divertimento su misura per le famiglie, ebbe però anche modo di raccontare il mondo dell'informatica, all'epoca riservato a soli pochi eletti e appassionati. Tron metteva in scena piastre madri, sistemi I/O, programmi, codici, sistemi di controllo e via discorrendo mantenendo inalterati i loro reali rapporti di forza. I programmi, simili ad umani che credono cecamente nei loro creatori come fossero divinità, interagivano con le componenti di un calcolatore seguendo le regole del vero mondo dell'informatica con una precisione tutta geek eguagliata solo dall'altro cult degli anni '80 Wargames - Giochi di Guerra (peraltro citato nel nuovo film con la battuta: "L'unico modo di vincere è non giocare").
Il sequel non percorre la medesima strada e per questo, molto probabilmente, deluderà una parte del pubblico. Al tempo stesso però ne conquisterà sicuramente un'altra, perchè riesce ad andare oltre rispetto al primogenito. Tron: Legacy è un film in cui si ridefiniscono definitivamente i rapporti che umano e tecnologico intrattengono nelle narrazioni. Là dove la fantascienza solitamente sancisce la vittoria dello spirito sulla materia, cioè dell'umano sul tecnologico, Tron: Legacy si spinge fino a cercare lo spirituale nel digitale, una possibilità di rinascita tra il religioso e il mistico che ha origine nel cuore della tecnologia stessa.
Una simile fusione arriva finalmente a rappresentare al cinema i mutamenti nel modo in cui la società ha cominciato a vivere la tecnologia nell'ultimo decennio: non più una dimensione a sè, lontana e contrapposta a quella umanistica, ma un universo di possibilità in grado di comprenderla ed esaltarla. La nuova culla dell'animismo e dello spiritualismo è proprio là dove pensavamo non potesse esserci spazio per essa. Ora che è alla portata di tutti la tecnologia non è più un temuto nemico ma comprende in sè la minaccia e la soluzione, è sia bene che male.
Ma oltre ad un passo avanti nell'evoluzione del genere, Tron: Legacy è soprattutto un'opera di visione ed ascolto. Dopo una prima parte molto attenta alla sua missione di sequel, colma di riferimenti, citazioni e omaggi all'originale, il film inizia a brillare di luce propria, deviando dal percorso della nostalgia aggiornata per perseguire quella che sembra la sua vera vocazione: creare un universo di immagini e suoni il cui senso e la cui potenza comunicativa vada al di là della storia raccontata.
È qualcosa che abbiamo già visto accadere, un regista proveniente dalla pubblicità (dunque più abile con le immagini che con le parole) che realizza un film di fantascienza appoggiandosi molto su un design fuori dal comune, su una fotografia e soprattutto suoni e musiche elettroniche in grado di evocare scenari distopici. I Daft Punk al pari dei designer sono infatti stati più che semplici consulenti. I primi, oltre al costante e bellissimo sottofondo musicale, hanno lavorato anche ai suoni del film mentre i secondi hanno pianificato gli immensi scenari digitali assieme al regista.
Il risultato è un'esperienza coinvolgente che fonde video stereoscopico e audio con un potere evocativo, straniante e suggestivo anche superiore a quello di Avatar. Senza il semplicismo manicheo e gli eccessi stereoscopici del film di Cameron (il 3D arriva solo ad un certo punto, quando si cambia mondo, come accade con il colore in Il Mago di Oz) ma con un occhio più attento alla creazione di un ambiente degno della miglior distopia fantascientifica, il film dell'esordiente Joseph Kosinski è un lungo viaggio audiovisuale, magari dalla trama non proprio semplice da seguire (tra gli sceneggiatori ci sono anche alcuni appartenenti al team di Lost), ma in grado di assolvere in pieno alla funzione del cinema: comunicare audiovisivamente ciò che è inesprimibile a parole.
Anche il merchandise ufficiale del film ha raggiunto i negozi italiani a dicembre, anche se la distribuzione non è stata molto ampia (in molti Toys Center non vi è ancora traccia dei giocattoli). Prodotta dalla MAC2, la linea comprende questi assortimenti:
- 3,75" Action figures
- 7" Action figures
- Lightcycle Track
- Diecast Assortment
- Lightcycle Launch Baton
- Light Disc
- Lightcycle Assortment
- Recognizer Playset
- Collisium Disc Shooter
- 12" Figures
- 2" Figure Packs
- Deluxe Light Disc
La nostra attenzione si è soffermata sulle action figures ed i veicoli alti 3,75", probabilmete l'assortimento più vario ed interessante. Le action figures comprese in questa linea sono Kevin Flynn, Sam Flynn, Clu, Rinzler, Clu's Sentry e Black Guard. Dotate di 10 punti di articolazione, le action figures in oggetto si illuminano alla pressione del torace oppure fissandole sull'apposito piedistallo.
I veicoli realizzati al momento sono 4: Deluxe Sam Flynn's Light Cycle, Kevin Flynn's Light Cycle, Deluxe Ligth Runner e One Man Light Jet. Tutti questi mezzi interagiscono con le action figures e si illuminano una volta posizionato il pilota.
Ah, un'altra cosa prima di chiudere: la "series 2" delle action figures alte 3,75" è comparsa da pochi giorni sugli scaffali dei negozi e comprende tra i personaggi realizzati anche Quorra e Jarvis. Resta ancora avvolta nel mistero l'effettiva realizzazione di Castror, pubblicizzato sul retro dei veicoli della seconda serie ma ancora introvabile anche online.
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Data pubblicazione: 27 Gennaio 2010



